“I am a deejay, I am what I play” David Bowie, D.J.
Ogni lista ha dentro una vita, una storia: evoluzioni, contraddizioni, schizofrenie. Ci sono emozioni, dentro queste liste.
Mogwai | Auto Rock
(Mr. Beast, 2006)
La canzone è costruita attorno a un riff di piano, e a tamburi da marcia, che lentamente crescono in volume e intensità. I love this song. I’ve been on a big post-rock/instrumental kick lately.
(1995, Glasgow, Scozia)
Istintivi, imprevedibili, gli scozzesi Mogwai hanno coniato un marchio post-rock ormai inconfondibile: digressioni, feedback e alternanze tra quiete e turbamento che culminano spesso in apoteosi di rumore schizofrenico. Si tratta in genere di brani strumentali, dal tono malinconico, con rari inserti vocali. Il nome “Mogwai” deriva dalle creature del film Gremlins, ma questa scelta “non ha un particolare significato e abbiamo sempre voluto cercare un nome migliore, ma come per molte altre cose non ci siamo mai riusciti”.
Mogwai | The Sun Smells Too Loud
(The Hawk is Howling, 2008)
Altro brano strumentale, dal ritmo quadrato e con ritornello “easy-listening” (si potrebbe quasi canticchiare e, perché no, ballare). Qualcuno lo ha definito, ed è un apprezzamento, ”una canzone da casello autostradale all’alba”. Un brano da 3 stelle, anzi 4, per via del titolo.
Mogwai | 2 Rights Make 1 Wrong
(Rock Action, 2001)
Brano strumentale di 9 minuti, con una vasta gamma di strumenti, che include chitarre, bassi, percussioni, ottoni e finanché un banjo. Contiene anche parti vocali indecifrabili, ottenute attraverso un vocoder. Il titolo rovescia il già illogico detto “due-cose-sbagliate-ne-fanno-una giusta” e, come spesso capita per Mogwai, non ha nulla a che fare con il brano stesso.